Rebel Fans Cosenza – Sul comunicato “Basta lame basta infami”

Riportiamo il comunicato esposto dalla tifoseria antifascista cosentina riguardo ai fatti di Genova e al relativo comunicato “Basta lame basta infami”.
 
11 Febbraio 1995

Ci sentiamo addolorati, confusi, frastornati. Ma soprattutto proviamo un profondo imbarazzo: siamo cresciuti sulle gradinate di uno stadio, portiamo al collo sciarpe rosso-blu e crediamo in un ideale di libertà… proprio come Vincenzo Spagnolo. Se volessimo considerarci semplici tifosi, di fronte agli interessi economici che governano il calcio, ci sentiremmo ridicoli. Come si può dedicare tanta passione a ventidue burattini strapagati, pronti a cambiare aria per qualche milione in più? Se invece ricordiamo per un solo istante di appartenere ad un fenomeno, quello degli ultrà, distante ed indipendente dallo sport, ci rendiamo conto di non essere completamente innocenti. Bisogna ribadirlo con forza: IL CALCIO E LA CURVA SONO DUE COSE BEN DIVERSE. Chi va allo stadio da ultrà in genere guarda il rettangolo di gioco solo perché in campo ci sono i colori sociali, simbolo di unione e vittoria, tiene al proprio gruppo, ha davanti nemici precisi. Se dimentichiamo per un solo momento questa realtà non riusciamo a capire perché Vincenzo ha perso la vita. C’è il rischio che la sua morte passi come un fatto calcistico, che la gente si senta sempre meno sicura e tutti i problemi, anche quelli sociali, diventino ordine pubblico. Sappiamo di essere in parte colpevoli, ma non siamo ipocriti come le società di calcio che da anni fingono di non capire che ultrà vuol dire tifo ma anche scontro; o come quei “signori” che in televisione puntano il dito accusatore sui “delinquenti” ma hanno speculato sul Cosenza Calcio da autentici strozzini, lasciandolo sull’orlo della rovina per banca rotta; o infine come il Napoli che paga il pacifico e folkloristico “Palummella” e contemporaneamente fa i piaceri alla camorra. Noi i colpevoli dunque, di avere accettato un gioco cruento, un “campionato nel campionato” che spesso sacrifica le sue vittime, ma almeno non cerchiamo capri espiatori e mostri da sbattere in prima pagina come Simone Barbaglia, che forse quella domenica è arrivato a Genova con un biglietto pagato indirettamente da Silvio Berlusconi e solo ora avrà compreso di essere stato una semplice pedina. Troppo tardi per lui e per gli Ultrà, a cui da oggi saranno riservate le amorevoli cure della polizia. Ci sembra poco logico tentare di combattere la violenza con la violenza, ci lascia perplessi quanto lo slogan “basta lame basta infami” lanciato dalle curve d’Italia. È vero che il fenomeno ultrà nasce tra lo scontro tra gruppi e sarebbe quindi una bugia parlare di semplice “tifo organizzato”, ma non possiamo pensare che scompariranno gli omicidi solo tenendo fuori dalle curve coltelli, molotov, e lanciarazzi. Intorno ad uno stadio si può morire in tanti modi: a causa di un calcio alla nuca come l’ascolano Nazzareno Filippini, o sotto il manganello della celere come il triestino Furlan, per un colpo di pistola sparato da un carabiniere come accadde a Pasquale Ammirati ed infine si può morire d’infarto durante una carica della polizia (come al bergamasco Celestino Colombini) o subire la sorte del romanista Antonio de Falchi, il ci cuore si è fermato al termine di un pestaggio. La violenza non dipende dall’arma usata, e non possiamo affermare di accettare lo scontro ” a mani nude” perchè così facendo diventiamo responsabili del sangue versato. È giusto denunciare le contraddizioni, ma non devono servirci come giustificazione. In una società in cui migliaia di giovani muoiono per eroina, sei persone al giorno lasciano la vita sul lavoro e qualcuno ammazza la mamma per comprarsi il fuoristrada, saremmo noi i violenti? Queste giuste considerazioni non devono però impedirci di mettere in discussione il nostro ruolo e quello del calcio. Lo ha chiarito anche il ministro degli interni Brancaccio “se sospendessimo definitivamente il calcio, ci ritroveremmo in mezzo a disordini e incidenti”, ma allora non è un semplice sport! Noi non conosciamo il rimedio dei mali e non vogliamo fare proposte, possiamo solo riflettere, ma facciamolo tutti insieme: PERCHÈ TANTO ODIO?
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